11 novembre 2005

Matrioska

Se fosse uscita da una matrioska sarebbe stata la penultima o la terzultima.
Mi massaggiava con le piccole mani leggere, ricercando più il piacere che l’effetto terapeutico del massaggio.
Sdraiato su un lettino comodo, guardavo il soffitto della piccola stanza, a quadri bianchi e azzurri, di quel materiale bucherellato che serve da isolante acustico.
Con la coda dell’occhio però controllavo i suoi movimenti e soprattutto le sue mani.

Ma come ero finito lì?
Adesso davo la colpa al caldo di luglio, alla domenica che, se sei da solo, ti fa sentire quasi disperato, al giornale che la mattina mi avevano passato in strada e che nemmeno volevo, alla pubblicità di un “centro di massaggi e relax” aperto anche la domenica. Era stata questa ultima frase a farmi decidere. Finalmente un posto aperto di domenica in questa città che il sabato pomeriggio si svuota perché tutti vanno a Riccione e per chi resta non c’è che la piscina. Avevo deciso di farmi coccolare, perché no?
L’aria condizionata della macchina non bastava a mandare via il caldo, dall’asfalto saliva un vapore tremolante. Misi gli occhiali da sole, non c’era traffico, anzi per un bel po’ non incontrai nessuna macchina.
Dopo il ponte di Mascarella cominciai a guardare i numeri civici sulla destra, e finalmente mi apparve un cartello rosso con la scritta “Centro benessere, yoga e massaggi”.
Svoltai nel cortile di una piccola palazzina bianca.
C’era un intero parcheggio vuoto. Scelsi il posto sotto l’unico albero.

Appena entrato trovai l’ambiente allegro e pulito.
Parquet a terra, muri bianchi, pochi arredi di legno chiaro, come si usa nel nord Europa, un po’ alla Alvar Aalto. Musica leggera di sottofondo.
“Vuole farsi la doccia? Intanto le mando una ragazza, è molto brava vedrà”
L’accento era inconfondibilmente dell’est, la ragazza carina e gentile.
Su un divano vidi altre tre ragazze. Erano quasi simili, bionde, con un bel fisico; due leggevano assieme una rivista, l’altra mandava sms con un telefonino piccolissimo, di quelli che devono costare un bel po’. Potevano essere dell’est anche queste, magari russe o rumene.
Andai nel camerino che mi era stato indicato, presi un asciugamano e un paio di ciabatte e andai verso le docce.
Un cartello riportava a lettere grandi, ben visibili, il costo della prestazione: doccia profumata e massaggio euro 120. Era circa il doppio di quello che si paga in qualsiasi centro termale.
Era fin troppo chiaro che il “centro benessere” prometteva ben altro che il massaggio rilassante che avevo cercato.
A dire il vero, alla prima idea di andare via, subentrò subito la decisione di rimanere e stare al gioco. Soprattutto ero sopraffatto dalla curiosità.
Inoltre non c’era nessuno.
Cominciai a rilassarmi e con grande sollievo per il caldo che avevo sofferto, mi tolsi i vestiti e mi infilai nella doccia.
Il pavimento di legno e l’acqua fresca mi fecero sentire ancora meglio; anche la musica, a volume molto basso, jazz o blues alla Norah Jones, era molto raffinata.

Adesso ero con la mia piccola matrioska dentro la cameretta ricavata con separè laccati di bianco, alti fin quasi al soffitto. Pensai che nello stanzino accanto sarebbe potuto arrivare qualcun altro e sicuramente si sarebbe sentito tutto e così decisi di parlare a voce bassissima. Volevo capire cosa poteva succedere adesso li dentro, io e una bella ragazza russa.
“ Che massaggio mi fai?” chiesi
La ragazzina rise e mi guardò con malizia.
“ E che massaggio vuole che le faccia; rilassante. Magari cerchi di dormire”
Già, dormire. Intanto si avvicinava al mio gomito del che fuoriusciva dal lettino e, come senza accorgersene, vi premeva contro con la pancia. Morbida, nuda dall’ombelico all’elastico degli slip che uscivano appena dalle braghe bianche a vita bassa.
“Di dove sei?”
chiesi con voce più bassa, apposta per farla avvicinare di più.
“Di Moldavia”
e anche la sua voce era diventata un sussurro nell’orecchio.
“ Mi chiamo Lucy”
“Sei molto brava” mi affrettai a rispondere, non volendo dire il mio nome.
“Davvero le piace il mio massaggio?”
avrei volute dirle la verità, che non sapeva fare un massaggio vero, ma che era molto piacevole sentirsi accarezzare la pelle e avere la sua pancia morbida contro il gomito.
Non guardavo più il soffitto, ma da un po’ guardavo direttamente lei.
Mi chiedevo quanti anni potesse avere, 24 o 25 mi veniva di pensare, ma, approfittando di quella specie di intimità che si era creata, decisi di chiederglielo.
“Quanti anni hai, Lucy?”
Per un attimo mi guardò perplessa. In effetti perchè mai avrebbe dovuto interessarmi da dove veniva e quanti anni aveva? Ero andato lì per un massaggio, forse la domanda giusta era dove aveva imparato a massaggiare o se aveva un diploma.
Le sue mani esitarono un attimo, ma poi ripresero più lente. Rispose:
“Oggi è il mio compleanno, sono 23”
“ Oh bene, auguri! a me quanti ne dai?”
“ Lei ne hai almeno 50, si vede dalla pelle, troppo secca. A proposito, perché non si da una buona crema?”
Sospirai:” Pensare che volevo dirti che ne avevo 45…”
“E perché?” mi rispose giustamente.
“ Per avere un minimo di possibilità”
Di nuovo rise e mi guardò con la stessa malizia di prima.
Adesso mi sentivo proprio a mio agio, ma la ragazza, questa volta a voce alta disse:
“L’ora è passata, le è piaciuto?”
“Che peccato che sia già finito!” risposi e la tristezza che avevo nella voce era proprio vera.
“Bé, può tornare quando vuole, e può prenotare il massaggio di nuovo con me se le va”
“Già e pagare 80 euro!” mi sfuggì e subito mi pentii. Non volevo fare il tirchio, almeno quella domenica. E a dire il vero non ero affatto pentito di quella spesa, ma ormai la figura l’avevo fatta e dovevo andare avanti.
“Perché invece non ci vediamo a casa tua, questi soldi li posso dare a te”
Adesso sembrava offesa, si limitò a rispondere “Ma cosa dice?” e ad uscire in fretta.

Rimasi a lungo sotto la doccia a farmi scorrere l’acqua fredda addosso.
Fuori mi aspettava il torrido pomeriggio di una domenica di luglio.
Andai a pagare e alla cassa c’era lei. Ai 120 euro fece un gran sorriso.
“arrivederci alla prossima” anch’io sorrisi e la guardai negli occhi.
Dentro lo stanzino buio non me ne ero accorto: erano di un eccezionale verde smeraldo.

Il martedì seguente ero di nuovo lì.
Avevo prenotato un massaggio con Lucy per le sedici e già alle quattro meno dieci ero sotto la doccia.
Stavolta ero nervoso. Ero anche andato dentro la cabina con le ciabatte, cosa espressamente vietata da un cartello che la prima volta avevo osservato e che oggi mi era sfuggito.
Sentii qualcuno avvicinarsi. Era Lucy che mi portava delle ciabatte asciutte e le lasciava davanti alla cabina. Mi affacciai per ringraziare, ma la porta si aprì un po’ troppo. Lei sorrise e continuò a posare le ciabatte come se la porta fosse chiusa o se io fossi in giacca e cravatta.

Sul lettino stavolta ero come sulle braci e mi rigiravo in continuazione, sentivo anche il cuore battere forte.
“Cosa ti succede oggi?” Mi stava dando del tu ma in quel momento non me ne accorsi
“Sono nervoso, è vero. Dai datti da fare, vediamo se riesci a rilassarmi”
“Certo che riesco, tu chiedi e io faccio”.
A questa frase avrei dovuto prestare più attenzione, ma l’ho detto, ero come frastornato.
Sentivo il suo corpo vicino: aveva una camicetta trasparente sotto la quale si vedeva molto bene un reggiseno nero di pizzo di un paio di taglie in meno, i pantaloncini bianchi erano stretti e, al pari della camicetta, lasciavano ben vedere il perizoma nero che immaginavo di pizzo come il reggiseno. Mi sembrava di sentire l’odore della sua pelle, ma evidentemente era solo l’eccitazione.
Stavolta volli provare con maggiore convinzione della volta precedente.
“Dimmi cosa devo fare per uscire con te!”
“Non posso, ti prego di non insistere. Io lavoro qui, mi puoi vedere tutti i giorni!”
Continuò a massaggiarmi la schiena e il collo.
“Oggi proprio non ti rilassi, lo sento. Metto la musica più bassa e una candela profumata”
“No, no. Voglio sentire il tuo profumo”
“Quale profumo, io non mi metto niente!”
“Il profumo della tua pelle!”
“Ah.. grazie sei molto gentile! Vedo che ti piaccio” sorrise compiaciuta
“Certo, se avessi vent’anni di meno…..”
Ero patetico e lei non potè fare a meno di ridere.
“Scusa, adesso ti faccio davvero rilassare! Vedrai che sono brava”
E così andò avanti fino allo scadere del tempo.
Ero disperato e cercai di far qualcosa, se non altro prolungare il massaggio per vedere se mi veniva una qualche idea.
“Facciamo un’altra mezzora, ti va?”
“Adesso non posso, ho un cliente proprio dopo di te, se vuoi aspettami… o torna domani, mi fa piacere massaggiarti”
Ci salutammo in fretta e andai alla doccia più triste e sconsolato della volta precedente. Nemmeno l’acqua fredda riuscì a farmi passare la rabbia.
La musica adesso era anni 60, sembrava l’avessero messa per me…”
Il pavimento di legno sotto i piedi tornò a darmi una buona sensazione e, chiusa l’acqua, cominciò a venire giù un vapore denso di aromi illuminato da luci soffuse e colorate. Ancora una sorpresa! Sicuramente era una doccia da fare in due, ma perché non avevo nessuna con me?

Tornai alla cameretta del massaggio per rivestirmi, la musica era bassa e dalla stanza vicina arrivavano voci. Anche se erano molto sommesse riuscivo a capire quasi tutto quello che dicevano.
Erano proprio Lucy e il cliente arrivato dopo di me.
”Fai come l’altra volta, va bene così…. Oggi hai un perizoma mozzafiato, te lo sei fatto regalare, vero?”
Lucy rideva. “Certo qui molti mi fanno regali e, pensa, c’è qualcuno, come quello prima di te, che non mi chiede di fare niente, solo il massaggio e nemmeno … lì.”
“Io invece lo voglio solo lì” rispondeva il ragazzo ridacchiando eccitato “ e lo voglio fare anche a te, proprio….qui”
Immaginai che stava toccando Lucy dappertutto e infatti lei continuava a ridere dicendo “Tu chiedi e io faccio”
L’aveva detto anche con me. Certo, bastava chiedere. E io avevo chiesto di rilassarmi.
Uscii piano piano per non farmi sentire, guardai la casetta bianca, il giardino curato e l’albero che aveva fatto ombra alla macchina. Sapevo che non li avrei più rivisti.

1 Comments:

Blogger Romano said...

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ciauz

1:48 PM  

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