05 novembre 2005

I due diari (Gli zingari)

I DUE DIARI

Durante i lavori di restauro di una vecchia scuola a *** ho trovato due diari, uno dentro l'aula dove era vissuta una famiglia di zingari, l'altro vicino ad una villetta appena finita di costruire.
Sono stati scritti da un ragazzo e una ragazza che hanno raccontato, all'insaputa l'uno dell'altra, la stessa storia.
Io l'ho riscritta attenendomi fedelmente alle loro pagine.

Dal diario di lui:

giovedi 26 giugno

Ci sono pure gli zingari in questo posto.
Chissà perchè mi sono messo in questa avventura; comperare un lotto di terra e costruire una casa; non tornerei a farlo sicuramente.
Oggi ho iniziato a scrivere un diario, per non dimenticare, come facevano i reduci della guerra, o forse soltanto per sfogarmi.
Tutto è cominciato l' anno scorso in agenzia; volevo comperare una casa già fatta, magari vecchia e in campagna, una vecchia casa di campagna, appunto.
E invece mi sono lasciato convincere: ho preso un lotto di terra, certo lontano dalla città, ma non proprio nella quiete della campagna, perchè siamo almeno cinquanta famiglie ammassate in cinquanta fazzoletti di terra.
E ci sono pure gli zingari, come dicevo, in questa vecchia scuola in disuso.
Il mio lotto confina con la scuola: è un edificio dei primi del 900, austero e allo stesso tempo ridicolo così manomesso dagli strani inquilini che ci stanno dentro: i muri di mattoni rossi sono anneriti dal fumo dei tubi delle stufe che sbucano in orizzontale direttamente dalle cucine; alle finestre, alte e severe, si vedono tendine arricciate di mille tipi e colori; intorno, nel cortile, roulottes e carrozzoni.
Gli zingari, alla sera, accendono un fuoco e a volte cantano e ballano.
Penso che venderò il lotto e andrò ad abitare da un' altra parte.

Dal diario di lei:

giovedi 26 giugno:

Siamo arrivati, finalmente ci siamo fermati.
Ma dove, un posto come tanti, tanta pianura e distanti le colline dolci e i monti. E' lì che vorrei fermarmi, finalmente fermarmi per non ripartire più.
E invece ancora partiremo, ancora andremo chissa dove, a fare non so cosa.
Mio padre non vuole parlare di questo, dice solo che bisogna andare. E' così da due anni, da quando siamo partiti dalla Serbia; le mie sorelle, più piccole di me, e i quattro fratellini hanno accettato questo modo di vivere; io invece sono stufa; quelle della mia età sono quasi tutte sposate, ma io non voglio sposare uno zingaro e continuare a vagare, voglio fermarmi e avere una casa.
Una casa come quella che stanno costruendo qui intorno: è come un piccolo villaggio, case tutte uguali di mattoni rossi, danno l'idea di ordine, di pulito.
Forse qui mi piacerebbe stare, anche se le colline sono lontane: di sera diventano di fuoco mentre il sole ci sparisce dietro.
C'è anche un torrente, domani andremo a lavare le lenzuola.


venerdi 27 giugno

Le sorprese non sono finite.
Oggi al ****, il torrente che passa qui di fianco, ho visto gli zingari, o meglio le zingare, lavare le lenzuola e le loro cose come si faceva cent' anni fa.
Forse non hanno l'acqua in casa, pardon nella scuola, o forse è la loro tradizione; roba da matti.
Bisognerebbe dirgli che l' acqua dei torrenti non è quella di una volta, ma se ne saranno pure accorte; il sapone però è quello del negozio, lo riconosco, ce lo abbiamo in casa anche noi.
Le ho spiate ben nascosto dietro un cespuglio: sono molto chiacchierone e qualcuna canta.
A dire il vero oggi per la casa ho combinato ben poco.

venerdi 27 giugno

fare il bucato al torrente è bellissimo. Laviamo e cantiamo tutte insieme, noi e le donne delle altre famiglie, e così ci conosciamo; abbiamo deciso di fare una festa tra qualche giorno: la faremo di sera, tanto qui dopo le cinque i muratori vanno via e rimaniamo soli, nessuna casa è stata finita e il posto è tutto per noi.
In realtà la sera divento triste, non ci sono ragazze della mia età; guardo il tramonto, questa campagna sterminata e mi sento vuota, come le case che stanno costruendo, vuota e sola.


sabato 28 giugno

Oggi il cantiere è fermo; non so neanch' io cosa sono venuto a fare.
In realtà verso il tramonto mi sono ritrovato nel nascondiglio sperando di vedere le zingare al torrente. E infatti ne è arrivata una; è una ragazza molto giovane, pelle olivastra e capelli neri d' inchiostro.
Non ho capito cosa volesse fare: guardava l' acqua e guardava il tramonto; dalle labbra socchiuse usciva un canto dolce e malinconico; la sua sagoma si stagliava, nera, contro il cielo infuocato e l' acqua sembrava d' argento.
Anche questo posto può essere bello.

sabato 28 giugno:

oggi anche di giorno non c'è stato nessuno; si vede che il sabato non si lavora. Ho visto soltanto un ragazzo che girava dentro una casa quasi finita. Aveva l'aria soddisfatta. Ho pensato che sta per sposarsi e che non vede l'ora di andarci ad abitare; l'ho invidiato.
Al tramonto sono andata al torrente, avevo voglia di piangere.


domenica 29 giugno

Non sono andato al ****, certo, è domenica, cosa ci andavo a fare?
Ma è tutto il giorno che penso a lei, alla zingara.
Non l' ho vista proprio da vicino, non so di che colore ha gli occhi, per esempio, o se i lineamenti del viso sono dolci; e la bocca? per non parlare del resto; conosco solo una sagoma contro il tramonto ed è tutto il giorno che ci penso.
Domani i miei vicini, futuri vicini per meglio dire, hanno organizzato una gara di tiro con l' arco; sono abbastanza bravo, penso che la farò.

lunedi 30 giugno

Ho perso la gara di tiro con l' arco; e solo perchè una freccia l' ho mancata del tutto mandandola addirittura dietro una siepe:
Mi è sembrato, mentre stavo per scoccare, di vedersi muovere qualcosa dietro quella siepe ed ho perso la concentrazione.
La cosa più strana è che poi la freccia non è stata ritrovata.
Al tramonto ho cercato la zingara, ma deve essere rimasta chiusa in casa.

lunedi 30 giugno

Ieri ero disperata. Naturalmente non è venuto nessuno a lavorare e anche noi non abbiamo fatto niente; non si parla più della festa e mio padre ha deciso che tra qualche giorno andremo via.
Oggi invece è successo un fatto stranissimo e non so cosa pensare.
Questa mattina ho visto arrivare alcuni ragazzi con archi e frecce; due hanno montato un bersaglio contro un albero ed hanno fatto una gara.
C'era anche il ragazzo di sabato, mi sono messa dietro un cespuglio a guardarli, mi divertivo come una matta e forse ho fatto del rumore perché a un certo punto proprio quel ragazzo ha mandato una freccia dove ero io, quasi mi prendeva.
Voleva spaventermi? Ancora mi chiedo se mi aveva visto e se voleva prendersi gioco di una povera zingara; spero di rivederlo, gli scaglierò addosso la sua freccia.


giovedi 3 luglio

Festa degli zingari.
questa sera hanno allestito una vera e propria festa con suonatori,canti e danze.
Sono le undici e non hanno ancora smesso.
Sto scrivendo dentro la macchina parcheggiata vicino alla scuola. Da qui li vedo bene; e vedo la zingara.
E' bellissima; alla luce del fuoco sembra infuocata anche lei e canta a squarciagola e balla; si guarda intorno come se cercasse qualcuno.
Questa sera vorrei essere uno di loro, darle la mano e ballare con lei.
Ho con me un disco di canti ungheresi; me ne piacciono due cantati da una voce giovane e roca; si intitolano " Rozsa S. ama danzare" e " Sono un uccello libero, amore mio".

giovedi 3 luglio

Abbiamo fatto la festa!
Sono ancora tutta eccitata e prima di dormire voglio scrivere il diario.
Mia madre mi ha permesso di mettermi un suo vestito, le scarpe con i tacchi e poi mi ha sistemato i capelli e messo il rossetto. Quando mi sono guardata allo specchio non mi riconoscevo e le mie sorelle mi hanno invidiata. Ho cantato e ballato tutta la sera, alla luce del fuoco e gli uomini mi guardavano e ho capito che mi desideravano. Ero rossa per il fuoco, per la vergogna, ma soprattutto per la gioia.


venerdi 4 luglio

Oggi l' ho incontrata: e ho riavuto la freccia.
L' aveva presa lei ed era lei dietro al cespuglio che mi aveva fatto sbagliare.
L' ho incontrata quando non l' aspettavo più; ero appoggiato al tronco di un albero; pensavo ormai di andare a casa quando me la sono vista davanti.
L' ho fissata, ma , come perso, non sono riuscito a guardarla: non so ancora di che colore ha gli occhi, e la bocca com' è?
Alla fine mi sono girato per andare via ed è stato allora che mi ha restituito la freccia, o meglio me l' ha lanciata con rabbia. Perchè?

venerdi 4 luglio

Dopo l'avventura di ieri sera sono diventata coraggiosa.
Ho cercato il ragazzo della freccia e ad un certo punto me lo sono trovato davanti. Peccato non avergli potuto dire quanto lo odiavo per quella sua stupidaggine.
Gli ho scagliato addosso la freccia, per farglielo capire.
Ma subito mi sono pentita e adesso penso che non può averlo fatto apposta. Poveretto, chissà cosa pensa di me, adesso mi piacerebbe conoscerlo, adesso che mi sento una donna vorrei averlo qui….
La luna questa notte illumina il paesaggio, vedo la sua casa, come sarebbe bello!


lunedi 7 luglio

E' tutto cominciato ed è tutto finito!
Sono stato improvvisamente felice, di una felicità immensa e poi altrettanto immensamente triste.
Questa mattina ho visto gli zingari preparare le roulottes, come per andare via.

Lo avevo dimenticato.
Dobbiamo andare via e questa mattina ci siamo alzati prestissimo per prepararci e partire.
E' l'ultimo giorno che passo qui, pensare che ieri sera fantasticavo di sposare quel ragazzo.
Oggi speravo di vederlo e per tutto il giorno ho gironzolato intorno alla casa.


Ho pensato di non vederla più; nel primo pomeriggio sono andato al torrente con una sola speranza e lei era lì, come ad un appuntamento; era lì che si lavava il viso, la camicetta aperta perchè non si bagnasse o perchè potessi vedere?
Ha fatto finta di non accorgersi di me ma ha aperto di più la camicia e ha raccolto i capelli.
Mi mancava l' aria: possibile che andavano via proprio adesso che lei era lì per me.

Ero andata al torrente a lavarmi la faccia e mi sono accorta di lui; si era nascosto e mi guardava.
Avevo la camicetta sbottonata, l’ho aperta ancora di più perché mi ammirasse e lui ha continuato a guardarmi. Per un momento ho sperato che si avvicinasse, ma all'improvviso è scappato via.


Forse mi ero sbagliato la mattina; forse non stavano facendo i bagagli, forse era un' altra cosa.
Mi sono allontanato di scatto, sono andato verso la scuola per avere la conferma che rimanevano, che avrei avuto la zingara per tanti gioni ancora, per sempre.
Nel cortile le auto erano pronte, le roulottes e i carri erano pieni.
Qualcuno ha cominciato a chiamare uno strano nome gitano; gridava in direzione del torrente; la chiamavano e lei mi diceva addio, a modo suo.
L'ho vista arrivare ansante per la corsa, gridava ai suoi qualcosa, mi è passata vicino e mi ha sorriso: ha gli occhi verdi, non me ne ero mai accorto.

I miei mi chiamavano, sono dovuta andare
L'ho incontrato vicino alle roulottes pronte per partire: gli ho sorriso.
Il cielo era infuocato, vedevo il tramonto lì per l'ultima volta.
Allora ho cantato per lui


Contro il cielo rosso fuoco la carovana si allontanava e un canto lento, di una malinconia struggente, si è alzato dalla voce roca della zingara.
Ho immaginato le parole: "Rozsa S. ama danzare; sono un uccello libero amore mio.