03 novembre 2005

Diario Romano

ROMA
Da quanto tempo non tornavo a Roma.
Sedici anni, l' albergo vicino alla stazione,
giornate assurde a camminare
da Trinità dei Monti al Vaticano
da Fontana di Trevi al Colosseo
e la notte via Veneto
e tanta gente, tante luci accese.
Mangiare in trattoria la carbonara
le puntarelle e il vino.
Vent' anni, lo stesso albergo
gli stessi sogni di una volta....
il tuo indirizzo....
Non so chi sei, non ti ho mai vista
devo salutarti da parte di un amico.
Ciao, sono io
domani usciamo insieme:
il Colosseo, Trinità dei Monti ci aspettano
mi aspettano da allora.

MATTINO

Apro la finestra sulla città che corre
c'è molto sole stamattina
chissà se lo vede la gente sopra i tram.
Respiro il vento che s'è appena alzato
come me.
Guarda stupito Roma,
gira per tutte le strade
a cercare le chiese, i monumenti
come faccio io ogni volta
ed ogni volta è tutto nuovo
tutto diverso.

PIAZZA CAVUOR

Piazza Cavour è lì che ci incontriamo
ho tanta voglia di vedere chi sei
t' immagino con i capelli al vento
i jeans ed il maglione largo
sono sicuro che diverremo amici......
Le quattro, da Adriano torna la gente ai tavolini
odore di caffè, colori forti del primo pomeriggio
ancora scontri all' università, altra rapina
ed un carabiniere ucciso;
ecco perchè ieri ci hanno fermato
e ci hanno preso i nomi.
Sei qui, chiudo il giornale:
sei come ti avevo immaginata
come ti volevo....mi chiamo Peppe
e tu?
TRAMONTO
Rosanna, capelli sciolti al vento
jeans verdone, la maglia larga
non potevi essere che tu.
Te lo dico mentre saliamo al Pincio.
Primo anno di Università, così vestita
sei una che contesta
o almeno un pò a sinistra....
ma no, non te ne frega niente.
Però i giornali li leggi
e tutto il caos che c'è in giro.....
Valpreda colpevole o innocente?
e la crisi della società....
Adesso ridi, hai ragione
parlare di certe cose a quest' ora
ma chi vuoi che mi senta;
al tramonto le campane suonano
e tu sei bella
come Roma
che adesso si sprofonda
nel rosso della sera.

IL PINCIO

Piazza del Popolo al tramonto
e tutta Roma che si arrossa
sotto di noi.
La vecchietta vende rose
sul piazzale,
le carrozzelle come una volta,
passeggiate tra i ruderi, tra i gatti.
S'è alzato il vento di marzo
e i tuoi capelli sono impazziti.
Vieni, corriamo nel giardino
in mezzo a tanti busti, tutti bianchi,
sembrano tutti uguali
chissà chi ce li ha messi
a guardare gli amanti,
e noi.
Già, adesso tocca a noi.
Ma chi mi da il coraggio,
nemmeno quella luna
ch'è sorta per incanto
da dietro l' Aventino.

CAMPIDOGLIO

Saliamo a piedi al Campidoglio
per sederci sui marmi della piazza.
Chissà chi è quel tizio sul cavallo,
tu non lo sai ed io ti prendo in giro
per vederti arrabbiata,
e tu ridi.
Ridono pure le colonne del foro
sotto di noi.
Quanto sei bella,
non te l' ho detto ancora,
ma lo sto scrivendo su tutti i muri
della vecchia Roma.

LA LEGGENDE DI ROMA

Alza il tuo bicchiere
il cameriere ci sta guardando;
brindiamo a lui
brindiamo a noi;
il vento ci porterà
i sogni più strani
di piccole osterie
di grandi strade alla periferia
di cavalli bianchi sull' altare
di gatti pigri al colosseo.
E domani ancora tu
nel vento del Gianicolo
i tuoi occhi che guardano il tramonto
e la sera che scende ancora
a raccontare le antiche leggende di Roma.

L' AUTOBUS

E' notte
tutte le stelle si sono radunate
e la luna
sopra le rovine.
Ciao,
l' autobus e' arrivato
...volevo dirti.....
corri che lo perdi.
Ti amo
era questo che volevo dirti
ma sei andata via
e il tuo autobus
s'è perso in mezzo a mille luci diverse.

CAFFE' DEL CORSO

Caffè del Corso
è uno dei più antichi.
Arriva il cameriere a servire il caffè;
chissà perchè li tengono ancora vestiti
col frac nero....
Eccomi ancora a Roma
dopo solo tre giorni son voluto tornare.
Tu mi guardi perplessa
non capisci se sono qui per Roma
o per te.
Non lo so neanch'io.
Certo, se non ci fossi tu
non sarei tornato
ma se non stessimo a Roma
non avrei avuto nemmeno voglia di conoscerti.

DA ADRIANO

I tavolini del caffè,
solo, a guardare la gente che cammina.
Oggi non ci sei e avrei tanta voglia
di correre ancora nei prati alla periferia
di scendere dal Campidoglio ridendo con te.
Ieri qualcuno ha gettato la monetina
alla fontana;
speranza, speranza di tornare ancora.
La sera scende a salutare i colli, come sempre
anche il pomeriggio del sabato è passato
la gente corre, e tu
chissà dove sei.
Adesso è tardi, torno a casa.